Giovanni Allevi: dai Peanuts a Beppe Grillo…

Lo diciamo con simpatia: prima della sua musica arrivano i suoi capelli. E, appena dopo, l’immagine di Schroeder, il pianista scorbutico e misogino dei Peanuts: lo ricordate? Giovanni Allevi resta comunque un musicista di livello, buon compositore ancora non completamente esploso. Fama e notorietà sono arrivate, ma lo step decisivo stenta ancora a fiorire. Fanno sensazione le sue ultimissime dichiarazioni “a mezzo web”. Qualcuno è arrivato a definirlo “il Beppe Grillo della musica italiana”, una sorta di musico anti-casta, idealista e terribilmente voglioso di rompere schemi e scardinare meccanismi…

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Un’intervista per Adnkronos Lo dice lui stesso. “I capelli ricci e folti sono identici a quelli che portavo a cinque anni, poco è cambiato dentro di me“. Uno stile né minimalista, né pop. pensa a una musica che recupera le forme classiche, col dovere e il piacere di raccontare il nostro tempo. Un tempo fatto di politica: gli ha fatto piacere essere definito “il Beppe Grillo della musica“. Contatto diretto con la gente, lontano dalle logiche di palazzo. Di base il suo è un monito, oltre che una ferma convinzione. Si rivolge ai giovani: “Nessuno vi ruba il futuro: impegnatevi con passione bruciante, sempre…

Singolo trainante della sua carriera è stato, senza dubbio, “Come sei veramente“. Come detto nell’intro, a noi Giovanni ricorda Schroeder, il pianista dei Peanuts. Quell’aria svolata, quell’essere schivo, sognatore incallito. L’immagine è quella di un bambino di cinque anni che trova tempo solo per la musica e non dà spazio alla mondanità. Capo chino sugli ottantotto tasti, dita a martello e amore viscerale per Beethoven. Così è Allevi, se vi pare.

(foto by kikapress.com)

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