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5° album per Dargen D’Amico: “Vivere aiuta a non morire”

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Quando il rap si spoglia e sposa tutto il resto (della musica). Genere nudo e in grado di dare linfa nuova al pop melodico molto amato dalle nostre parti. Lo abbiamo visto spesso, con Agliardi ed Emis Killa, Fedez e Francesca Michielin (due esempi a caso). “Vivere aiuta a non morire” è l’ultimo disco di Dargen D’Amico, quello che nel 2012 arrivò in cima alla classifica di iTunes con due tracce da circa 20 minuti di “Nostalgia Istantanea”, suo penultimo album. Poco più che trentenne, il rapper milanese di origini eoliane abbraccia amici e artisti per un nuovo progetto corale che, al primo ascolto, non dispiace per qualità e profondità di alcuni testi…

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L’occhio vuole la sua parte e la stessa copertina del disco è un bel biglietto da visita per Jacopo: sono raffigurati una donna donna che spolvera la croce (sedere scoperto quasi a citare un vecchio Battisti) e, per terra, lui con una corona di luci, accanto a una dolcissima bambina. Molto stimato nell’universo hip-hop, si mostra a suo agio nella sua triplice veste di rapper, cantautore e produttore discografico: tra i tanti brani collaborazioni con con J-Ax (“L’amore a modo mio”), Enrico Ruggeri (“E’ già”), Max Pezzali (“Due come noi”) e Andrea Nardinocchi con cui canta un brano delicato sulla violenza delle donne. Questa è “Continua a correre”…

Quinto album di inediti: un progetto chiaro e lineare in cui ci sono anche artisti che mostra di apprezzare molto, anche se a più riprese ha confidato di avere un debole per Lucio Dalla, Franco Battiato e Jannacci. Tre pilastri della nostra musica, a suo modo di vedere. “Vivere aiuta a non morire” accoglie più di 10 collaborazioni, tutte eccellenti, ma la domanda è: ne valeva la pena? Dargen ha ormai un suo mondo e un suo pubblico, in molti sui social lo definiscono poeta moderno e non semplicemente rapper. Forse si, ne valeva la pena, perché la musica nasce e cresce libera e come tutte le forme d’arte, ha bisogno di incontri e di commistioni. E’ lì che (si) arricchisce. Insomma, bene per Jacopo.

(foto by facebook)

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