Avril Lavigne: “La gente si aspetta che io sia folle come nei video”

Here’s To Never Growing Up” è il nuovo singolo di Avril Lavigne. Molte popstar, o presunte tali, sono sono cadute nel dimenticatoio, mentre la cantante canadese – che ha venduto più di 30 milioni di dischi nel mondo – è tornata con la sua quinta “collezione”. In una lunga intervista (lunga e accorata, bisogna riconoscerlo) rilasciata a “The Sun”, Avril si sofferma sulla sua vita privata e sul modo in cui la società sia cambiata negli ultimi tempi. “Ai concerti troppi telefoni cellulari con fotocamera. Ricordo quando sono andata a promuovere in Corea e Giappone il mio secondo disco: tutti alzavano il braccio col telefonino tra le mani, lì già c’era la mania di fotografare tutto, prima ancora che assistere a uno spettacolo“…

GUARDA LE FOTO DI AVRIL LAVIGNE

Alcuni tuoi colleghi sono andati fuori dai binari: tu hai resistito…

Ho lavorato sodo da quando ho ottenuto il mio contratto discografico: non ho mai smesso di impegnarmi, vivendo prima a Los Angeles e poi in Francia. La gente mi dice che nei videoclip sono tosta e folle, mentre nella vita privata sembro un’altra persona. Beh, io ho sempre cercato di separare il palco dalla vita quotidiana. Ho smesso di vivere in California, dopo dieci anni, e ho passato quattro mesi in Francia: lì mi sentivo rilassata, a mio agio.

La scena musicale è cambiata: tu come ti sei adeguata a questo cambiamento?

Di partenza il mio è sempre stato un pop-rock molto energico, con grande importanza ai testi e alle emozioni degli stessi. Oggi si dà grande importanza alla dance, al rap, a generi mischiati tra loro, ma credo si debba stare molto attenti, perché questo tipo di cose non durano a lungo. Io ho sempre cercato di donare un senso ai mie pezzi.

Il nuovo album?

Molto vario. Un sacco di canzoni, colme di senso, dense di significati. A mio avviso, una grande profondità nella scelta dei temi da affrontare. Ci sono ballad, c’è del pop vicino al rock melodico e si va anche su cose più dure, senza abbandonare mai la mia identità.

Com’è stato tornare in studio?

Abbiamo lavorato anche 16 ore al giorno, praticamente vivendo in studio. A volte abbiamo lasciato la sala alle 7 del mattino! Ma va bene così, sono soddisfatta.

(foto by kikapress.com)

Impostazioni privacy