Malika Ayane: “Amici? Dai Dear Jack bel segnale per giovani musicisti” [INTERVISTA]

Un premio speciale va consegnato brevi manu, come dicono quelli bravi. Oltre che a una persona speciale. Nel 2012 la redazione di Velvet Music aveva deciso di riconoscere a Niccolò Fabi la palma di miglior artista dell’anno, grazie a “Ecco”, album che univa quantità e qualità: oggi è Malika Ayane a ricevere il #VelvetSpecial, tributo doveroso a un disco (“Ricreazione”, ndr.) di rara bellezza, al quale ha fatto seguito, per tutto il 2014, un’elegante tournée. Incontriamo Malika in un bar di Milano, zona Navigli: una chiacchierata informale, senza avere la necessità di promuovere qualcosa, ma per raccontare qualcuno. La consegna della statuetta di pongo realizzata da Roberto Angelini è l’occasione per parlare degli altri premiati ai #VelvetAwards (Giorgia, Greta, Negramaro, Jovanotti e Annalisa), per fare un passo indietro (il suo Sanremo 2013) e uno avanti (l’album in lenta costruzione). Occhio al presente, all’attualità, con la cantante di origini marocchine che dice la sua su Amici e, soprattutto, sui Dear Jack. Il finale, baciato dal sole del capoluogo meneghino, è un tenero ‘ricordo’ legato a Paul McCartney

Giorgia, Greta, Annalisa, Jovanotti e i Negramaro: cosa pensi dei tuoi colleghi vincitori #VelvetAwards?

Trovo che siano accomunati dall’attualità, dal presente: storie diverse che rappresentano, comunque, un momento preciso della nostra canzone. Giorgia esiste già da molti anni, ma tiene testa alla grande a coloro che oggi sono seguitissimi da un pubblico più giovane. Nel complesso, è questo che mi piace, il fatto che possano convivere, in una stessa epoca, ‘vecchie’ e ‘nuove’ realtà. Questi cinque nomi sintetizzano cosa c’è di buono nella moderna musica italiana: il risultato è un ottimo compromesso, perché tutte queste differenti personalità hanno oggi un senso.

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“Ricreazione”, album di qualità e quantità. A questo aggiungiamo un tour bellissimo: ora ti tocca migliorare tutto questo, sarà difficile…

In effetti… (ride) Quando ho firmato il contratto con la Sugar, mi hanno insegnato quanto sia importante saper ‘ripartire da capo’. Sarà così anche questa volta. In proporzione, più elementi costruisci e doni al pubblico, più il pubblico è in grado di fare valutazioni rispetto alla tua musica. “Ricreazione” adesso verrà pubblicato in Giappone, è una soddisfazione gigantesca, perché tra tutte le cose che ho inciso questa è stata quella meno ‘ammiccante’ nei confronti del mercato estero. Evidentemente è un premio alla qualità del nostro lavoro.

Hai collaborato anche con Stefano Fontana, per il suo progetto “Stylophonic”. Ti intriga, in prospettiva, aprirti ancora di più a quell’universo, indagando strade parallele al tuo mondo?

Non c’è un buon motivo per dirti di no. Stimavo Stefano da tantissimo tempo, da prima della nostra collaborazione. E’ stato ‘utile’ incontrarlo. Per il resto, nella mia macchina ho dischi dei Goldfrapp e Lucio Battisti, non vedo perché debba pormi limiti in quel che vado a fare, poi, in concreto. Noi artisti siamo, anche, quello che ascoltiamo: tutto contribuisce alla nostra crescita, per cui la mia apertura a ciò che non conosco è totale, sempre.

..e tutto questo porterà alla nascita del nuovo album

E’ un processo interminabile, ti sfinisce, ti svuota. Ma è bellissimo, impossibile negarlo. Creare qualcosa aiuta a conoscere meglio sé stessi, capita per un disco, per una tournée, come per tante altre cose della vita, anche quelle meno ‘celebrate’.

Dal futuro al recente passato: Sanremo 2013, con Claudio Coccoluto e qualcun’altro eravamo d’accordo nel portare “Niente” alla finalissima e, magari, farla anche vincere. E’ stato un po’ penalizzante questo meccanismo del doppio brano in gara?

Tutti pensavano che sarebbe stata quella, e non “E se poi”, ad arrivare fino in fondo. Entrambi i pezzi sono stati pensati in funzione del palco di Sanremo, “Niente” era e rimane la mia ‘figlia prediletta’, non so quando riusciranno a scrivere una canzone bella come quella: è stata arricchita dalla presenza del batterista jazz Giovanni Giorgi, impreziosita da quel piano così ‘ostinato’, utile a descrivere la storia di due persone che continuano a inseguirsi sempre, senza sosta. E, a riguardo, l’immagine dominante era quella della Senna, dei ponti che si oltrepassano di continuo, pur di provare a raggiungersi.

Prima di chiudere. In questi giorni si è concluso un talent show, Amici: prima Deborah, secondi i Dear jack. Hai un’opinione a riguardo?

Assolutamente. Penso sia stata molto interessante, ‘educativa’, la presenza di una vera band all’interno di un programma del genere. Dobbiamo cogliere l’essenza della partecipazione dei Dear Jack: il loro è lavoro collettivo, è progetto corale, è invito per le nuove generazioni a tornare in cantina, a suonare, a studiare (e bene) uno strumento. E’ dalla musica che partono gli artisti, non viceversa.

Chiudo. La tua ‘canzone nell’armadio’, quella del tuo passato, legata ad un ricordo particolare. Quella che oggi, a distanza di anni, ritorna nella tua vita…

Ah, che domanda interessante! Guarda, io ho sempre un’immagine che mi porto dentro e dietro, i viaggi interminabili verso il Marocco, insieme con la mia famiglia. Migliaia di chilometri a bordo della nostra Golf: da una parte mia madre con le raccolte di Baglioni e Venditti (parliamo degli anni ’90), dall’altra mio papà con Paul McCartney. Vinceva sempre lui con “We All Stand Together”. Sarà che ho figli in età scolare, ma la tenerezza di questo pezzo ha davvero pochi eguali.

NOTE: Malika tornerà presto a esibirsi dal vivo in giro per l’Italia. Si comincia il 27 giugno a San Daniele – UD (Aria di Festa) e per tutta l’estate il tour (una produzione Massimo Levantini per Live Nation Italia) farà tappa nelle principali rassegne e festival musicali. Dopo San Daniele, il 17 luglio San Casciano Val di Pesa – FI (Cantine Antinori), 22 luglio Grado – GO (Festival Note d’Autore), 1 agosto Sarzana – SP (Fortezza Firma Fede), 7 agosto Novoli – LE (Verdalia).

(foto ufficio stampa)

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