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Battisti e Mogol, 25 anni dopo: “La musica di Lucio ispirava le mie parole”

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In una intervista esclusiva su Notizie.com Mogol parla del suo straordinario rapporto con Lucio Battisti

Il 9 settembre 1998, dopo una feroce malattia vissuta in silenzio e in modo assolutamente schivo così come era sua abitudine, si spegneva all’ospedale San Paolo di Milano Lucio Battisti.

Due giorni dopo, ai funerali ospitati al cimitero di Molteno, in Brianza, dove viveva da diversi anni con sua moglie, c’erano solo 20 persone. Rigorosamente selezionate dalla famiglia. Tra queste c’era anche Giulio Rapetti, in arte Mogol, l’autore che ha realizzato i testi di tutte le canzoni più famose di Battisti, quelle che sono passate alla storia.

Mogol e Battisti, ieri e oggi

In una intervista di alcuni anni fa realizzata proprio con chi scrive questo articolo, Mogol aveva spiegato quale fosse il processo creativo delle loro canzoni. Questo il copia e incolla di quelle dichiarazioni: era il 2013… “Lavorare con Lucio non era complicato anche se a volte il processo creativo richiedeva più tempo del previsto e un lungo il periodo di adattamento. Ma fondamentalmente, quello che facevamo, era scambiarci le nostre sensazioni. Chiacchieravamo di alcuni argomenti, riflettevamo su spunti narrativi che potessero essere interessanti. E poi lui mi faceva sentire quello che stava scrivendo e proprio da quello cominciavo a elaborare i miei testi”.

Giulio Rapetti, in arte Mogol, autore di numerosi testi di canzoni di Lucio Battisti – Credits ANSA (VelvetMusic.it)

Oggi, a distanza di dieci anni da quelle stesse parole e di 25 dalla scomparsa di Battisti, Mogol rielabora il percorso creativo con un’affermazione ben precisa. E lo fa con una intervista in esclusiva concessa a Carlo Roscito di Notizie.com

Parole, musica… o tutti e due

Alla fatidica domanda, non senza un senso di fastidio per chi la riceve, se si scrivano prima il testo o le parole Mogol ribadisce un concetto importante: “Possiamo definirlo il segreto del nostro successo. Ma abbiamo sempre lavorato così. Per me le parole devono rappresentare ciò che esprime la musica, devono avere lo stesso significato. Io mi preoccupo solo di tradurre in versi quello che dice la musica, il testo me lo suggerisce lei. E poi c’è un secondo aspetto. Bisogna essere aderenti a un discorso vitale e non fare le cose soltanto per piacere. La questione è semplice è semplice: anche chi non ha cultura ha l’istinto di capire se le parole e la musica siano vitali o meno”.

Nell’ultimo periodo della sua carriera Lucio Battisti aveva cercato altre strade. Più alternative e meno pop. Musica molto elettronica, i testi di Pasquale Panella a volte da interpretare altre difficilmente comprensibili. Un percorso molto alternativo rispetto a quello affrontato con Mogol. Su un terreno quasi del tutto inesplorato.

Lucio Battisti, scomparso nel 1998 a 55 anni – Credit ANSA (VelvetMusic.it)

E con quella spiccata ostinazione che lo aveva portato lontano da tutto e da tutti, Battisti decise che non avrebbe più affrontato gli stessi percorsi. Nonostante il mercato non chiedesse altro che nuove canzoni firmate da Mogol e Battisti, il cantante decise di andare per la propria strada fino all’ultimo rifiutando qualsiasi proposta e offerta.

Un rapporto di stima e fiducia

Il loro rapporto resiste a distanza di anni, nonostante una lunga lontananza artistica.

“La nostra era una relazione basata su una profonda stima reciproca. Avevo una grande considerazione di Lucio come musicista-compositore. E lui mi chiamava ‘il Poeta’ fin dai primi tempi. La fiducia che ognuno di noi aveva nell’altro è stato il binomio che ci ha consentito di realizzare tutto ciò che abbiamo fatto insieme in termini di musica e parole”.

Pochissime le immagini di Lucio Battisti, quasi tutte tratte dagli archivi analogici delle sue trasmissioni in RAI – Credit ANSA (VelvetMusic.it)

Brani che gli adolescenti di oggi, che scaricano e comprano trap, cantano in gita scolastica o in coro. Sono canzoni che si conoscono a memoria senza nemmeno averle mai sentite una volta: “Le canzoni che abbiamo scritto hanno avuto un successo incredibile e sono ancora attuali. Quando faccio le serate vengono cantate da tutti. Ormai sono un patrimonio della nostra cultura popolare”.

Mogol e Battisti, la prova del tempo

Interessante cercare di capire come questi brani abbiano fatto a resistere dopo così tanti cambiamenti epocali, sopravvivendo all’analogico e al passaggio digitale dai CD ai file: “Alla gente piace tutto quello che è vivo e attuale – dice Mogol – prima di queste canzoni, se ne cantavano giusto un paio. Ora molte di più. Il repertorio è ampio, è un fenomeno positivo. I brani hanno resistito al tempo perché appartengono alla vita, e non è cambiata molto nella sua essenza. Trent’anni fa, adesso, tra trent’anni. I sentimenti sono gli stessi: l’amore, la rabbia, l’antipatia. L’importante è interpretarle nel modo autentico, che le canzoni non vengano fatte solo per avere successo”.

Mogol nell’intervista del 2013 disse che lui una canzone preferita ben precisa tra quelle composte con e per Battisti forse non l’aveva: “Strano… Ma i piacciono davvero tutte. A me piacevano Dormi Amore che avevo scritto per Celentano, e Il Soufflé con le Banane che avevo scritto per Cocciante. Brani che Lucio per la verità non apprezzava granché. Oggi credo che a decidere debba essere il pubblico. Se il pubblico decide che una canzone merita di essere eterna… ha ragione. E non bisogna chiedersi perché”.

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