Killing Joke, il punk nel salotto buono del grande nemico – VIDEO

Poche ore dopo la notizia della morte di Geordie Walker vale la ricordare il suo storico, ultimo show con i Killing Joke

 Quarant’anni di carriera intransigente nel mondo del punk,  i Killing Joke hanno suonato quello che potrebbe essere il loro ultimo show domenica 12 marzo, niente meno che alla Royal Albert Hall di Londra. Un evemto davvero storico.

Geordie Walker, 15 album con i Killing Joke
Geordie Walker, 15 album con i Killing Joke – Credits Stefano Benzi (VelvetMusic.it)

 

I Killing Joke sono quello che si dice una band di nicchia. Chi li conosce li ama da sempre per il loro percorso coerente e intransigente in termini musicali e di contenuto.

I Killing Joke, un caso singolare

in Italia a seguirli da sempre sono poche centinaia di persone. Ma i Killing Joke rappresentano moltissimo nel panorama del punk e della musica alternativa. All’estero la band, scheggia impazzita del punk che tendeva verso il dark, l’industrial e il primo cross-over alternativo, ha fatto vittime illustri.  Dave Grohl dei Foo Fighters, ha suonato con loro in diverse occasioni e li ha definiti un grande motivo di influenza. Così come Metallica, Soundgarden, Nine Inch Nails, Placebo, Faith no More. Persino Cobain li citava come una delle sue influenze principali ammettendo di avere rubato un riff a Geordie Walker, il chitarrista della band scomparso all’alba di lunedì a causa di un ictus.

Killing Joke, il punk non è morto

I Killing Joke da sempre sono contro. Contro l’establishment discografico, la stampa, il consumismo. Sono dichiaratamente anti-monarchici, più a sinistra della sinistra in una posizione quasi anarchica che li rende una vera e propria imprevedibile scintilla in un sistema tradizionalista.

Hanno inciso album storici di enorme influenza rifilando a ogni disco feroci e aggressive analisi rivolte a qualsiasi istituzione politica: Thatcher, Bush, USA, Vaticano, banche, multinazionali, aziende globali… Un vero e proprio nemico pubblico numero #1  in un mondo che si stava evolvendo verso la globalizzazione.

Non hanno mai fatto un passo indietro: talmente tanto in trincea che a un certo punto il mercato li ha letteralmente emarginati. E loro si sono prodotti e distribuiti i dischi autonomamente. E solo negli ultimi tempi la loro posizione si è ammorbidita. Soprattutto perché la cultura inglese nel frattempo li ha sdoganati.

Jaz Coleman

Leader e fondatore del gruppo è il visionario Jaz Coleman, 63enne musicista geniale e controverso. Studi classici. Suona pianoforte e violino. ha diretto l’opera di Praga, scritto opere liriche, inciso arrangiamenti per grandi orchestre. Si è disegnato e costruito la casa. Appassionato di cucina piccante ha depositato e messo in venduta una salsa hot e alcune tortillas micidiali. Ha scritto uno splendido libro. Gira il mondo, soprattutto dove lo chiamano a suonare. Ultimamente a Ginevra dove con ha riarrangiato i classici dei Led Zeppelin con l’orchestra classica Suisse Romande.

I Killing Joke al Barrowland di Glasgow con I Am The Virus

Un artista globale che, presentando una delle sue composizioni più grandiose (Hosannas from the basment of hell) disse…. “Sono un punk, posso adattarmi a fare qualsiasi cosa. Ho diretto orchestre, scritto un’opera commissionata dalla regina, ho dormito in grandi e lussuosi alberghi e in bettole. Quando devo comporre uso la musica classica, ma se devo sfogare i miei istinti scrivo per i Killing Joke. É la mia catarsi, diversamente sarei un serial killer…” E infatti in quel disco, che descrive il mondo come l’anticamera dell’inferno il giorno prima dell’Apocalisse dice… “nonostante tutto non sono un assassino. Per ora…”

Nel salotto di Sua  Maestà

Accanto a lui Geordie Walker, chitarrista apparentemente impassibile che ha creato uno stile unico e imitatissimo. Con la sua Gibson, unica chitarra da sempre, crea un muro di suono letale. Nessuna band riesce a reggere il confronto con l’impatto dei Killing Joke-

Il loro ultimo concerto è stato un fatto davvero impensabileanche solo alcuni anni fa.

In quello che a questo punto potrebbe essere il loro ultimo show, i Killing Joke sono stati invitati per una sera soltanto nel salotto buono del grande nemico, la Royal Albert Hall di Londra. Un po’ come se Marilyn Manson suonasse all’udienza di Papa Francesco.

Killing Joke, il chitarrista Geordie Walker: aveva 64 anni
Killing Joke, il chitarrista Geordie Walker: aveva 64 anni – Credits Stefano Benzi (VelvetMusic.it)

 

Nella meravigliosa sala da concerto reale di Kensington hanno suonato tutti i loro primi due album (l’eponimo Killing Joke e What’s this for?) di fronte a una platea nostalgica ed entusiasta.

La Royal Albert Hall invasa da punk anni ’80. Sembra uno scherzo, un contrasto davvero fortissimo di fronte alla quale la band non ha fatto sconti. Brani durissimi in una scaletta di violenza inaudita che parte con Requiem e prosegue con tutti i loro brani più tetri: The Wait, Wardance, Butcher, Unspeakable, Tension, Madness, Complications. Non concedono nessuno dei singoli che li hanno resi popolari e radiofonici negli anni ’80, nemmeno uno. Per chiudere con una versione dirompente di Pssyche. Venti canzoni, 100 minuti, unica data dell’anno se si eccettuano le poche prove aperte al pubblico che si sono tenute in minuscoli club.

Inossidabili

Un’occasione più unica che rara per omaggiare un gruppo straordinario che continua a fare musica con la band originale, nonostante numerosi cambi di formazione. A Coleman e al chitarrista Geordie Walker si sono di nuovo affiancati Paul Ferguson, il batterista che è rientrato nella band dal 2008 e Youth, bassista e fondatore del gruppo ma anche geniale produttore che ha fatto i miliardi dando vita a singoli e band di successo (Take That, Wet Wet Wet, The Verve) collaborando con Guns and Roses, U2 e INXS in un curriculum mostruoso.

L’ultimo applauso per i Killing Joke alla Royal Albert Hall

Youth è rientrato nel gruppo dopo la scomparsa di Paul Raven, l’amico bassista che lo aveva sostituito, scomparso improvvisamente a causa di un attacco cardiaco nel 2007. Coleman dedicò all’amico scomparso The Raven King una delle sue opere classiche più belle e commoventi.

Punk not dead: a dispetto dei suoi protagonisti. Quest’anno ne sono scomparsi davvero tanti… ma rispetto a quello che scrivevano all’alba del terzo millennio sui muri di Londra i reduci dell’ondata che doveva distruggere tutto e che invece si erano omologati, il punk non sembra essere decisamente morto. Anzi… lo hanno fatto entrare in salotto.

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