È morto Matteo Romagnoli, aveva prodotto “Una vita in vacanza”

Lutto nel mondo della musica italiana, è scomparso Matteo Romagnoli, aveva soltanto 43 anni ed era malato da tempo

Era considerato il sesto componente ufficiale de Lo Stato Sociale, aveva collaborato con la band alla realizzazione del loro più grande successo, Una vita in vacanza, che li aveva imposti all’attenzione generale del pubblico italiano e della programmazione radiofonica. Matteo Romagnoli, musicista, autore, produttore, si è spento a soli 43 anni.

Bellissimo e commovente il ricordo postato dalla band di Lodo Guenzi sui propri social: “Senza di te siamo solo 5 stronzi, prima eravamo in 6 ed era molto meglio”.

Matteo Romagnoli, una vita per la musica

Matteo Romagnoli era quello che si dice un vero produttore. Era competente su tutti gli aspetti che riguardavano la produzione e la sala che fosse di prova o di registrazione. Meticoloso, preciso, pignolo al limite della maniacalità. Aveva un autentico talento per trasformare brani potenzialmente buoni in autentici successi.

Era un fanatico del suono, capace di stare ore davanti a un banco per rendere il suono o l’effetto che entrava nel mixer esattamente quello che secondo lui doveva suonare. Autore ispirato ed estremamente dotato aveva firmato insieme a Lodo Guenzi il più grande successo de Lo Stato Sociale, quell’Una vita in Vacanza che aveva cambiato dall’oggi al domani il destino del gruppo. Diventato in poche ore da una band di nicchia di una certa qualità e onestà intellettuale a un vero e proprio fenomeno pop.

Il cordoglio de Lo Stato Sociale

Tra i primi a esprimere cordoglio per la perdita di un uomo giovane, di talento ed estremamente appassionato, ci sono proprio i cinque ragazzi della band nata a Bologna nel 2011… “Se questa vita è un inferno la metteremo su un foglio ma non ci faremo la spesa sarà solo un gioco in attesa che un milione di nuvole passi e il cuore riprenda il suo corso. Ciao Matteo, ciao Johnny, ciao Mareo, ciao J, ciao Quincy, ciao Romagnolo, ciao Gennaro e ciao un altro milione di modi in cui ti abbiamo chiamato in questi anni di vita con te dove ci hai salvato la vita, ci hai sgridato, ci hai amato più di tutti. Senza di te siamo solo 5 stronz*, prima eravamo in 6 ed era molto meglio”.

La creatura Garrincha Dischi

Il giochino dei mille soprannomi di Romagnoli è un aneddoto estremamente vero. Così come autentica era la coerenza con cui il produttore ‘metteva in riga’ l’estro della band canalizzandone le energie. Matteo Romagnoli era il classico ‘rompiscatole’ che metteva ordine, organizzava, puliva e riusciva a rendere progetto magari estremamente promettenti e creativi, concreti.

Questo il loro commiato dall’amico che ha condiviso con loro un lungo percorso all’interno della Garrincha Dischi. Così si chiamava l’etichetta che Matteo Romagnoli creò dal niente nel 2008, con pochi soldi, molte idee e tantissima buona volontà. Investì tutto il suo tempo e la sua esperienza fin da giovanissimo in un’attività che ebbe il grande merito di dare respiro e spazio a band che forse senza di non sarebbero mai arrivati al grande pubblico.

A Bologna la Garrincha era una sorta di laboratorio che usciva dai consueti canali della musica d’autore che aveva confezionato prodotti nati sotto la lungimirante esperienza di Lucio Dalla. Dunque Samuele Bersani o Luca Carboni solo per citare gli esempi più evidenti.

In Garrinchia sono arrivati in ordine sparso La Rappresentante di Lista, Ex-Otago, L’Officina della Camomilla, Gazebo Penguins, The Bluebeaters, Punkreas. Il tutto dando spazio anche a creatività atipiche come quelle di Gregorio Sanchez, Capovilla e i Cattivi Maestri, Savana Funk e molti altri. Una capacità quasi artigianale di coltivare talenti portando l’esperienza di ragazzi con il sogno della musica se non altro alla produzione di un progetto professionale, magari arrivando anche a pensare di poter vivere della loro creatività.

Matteo Romagnoli, aveva fondato la Garrincha Dischi
Matteo Romagnoli, aveva fondato la Garrincha Dischi – Credit Garrincha (velvetmusic.it)

Una carriera al servizio degli altri

Matteo Romagnoli aveva anche inciso cose sue, con il nome di Matteo Costa, il cognome di sua madre: in particolare Sono solo Matti Miei, un album straordinario nel quale declinava il suo impegno sociale. Per anni aveva lavorato come educatore in un centro per disabili mentali gravi. A poco a poco si era reso conto che la sua passione per la musica, più che in veste individuale, poteva essere messa al servizio degli altri. E così era nata Garrincha, come l’esterno più forte della storia del calcio, fenomenale e matto come un cavallo. Il calcio era un’altra delle sue grandi passioni.

L’ultimo saluto

L’ultimo saluto de Lo Stato Sociale: “Prima eravamo in un milione ed era bellissimo, perché facevi entrare tutti e solo dentro la tua creatura potevano convivere così tanti freak, solo dentro Garrincha è possibile trovare il tuo amore per i difetti e la perfezione. Ora siamo a pezzi, ma da questi pezzi proveremo a costruire qualcosa di impubblicabile, che tu, da ovunque sarai, renderai musica”.

Questo il messaggio postato sul sito ufficiale della Garrincha Dischi: “Matteo amava le canzoni, scrivere canzoni. Andare ai concerti, fare i concerti. Collezionare dischi, fare dischi. ‘Uno che se non avesse speso tutti quei soldi in musica avrebbe comprato una casa di proprietà… anche bella grande’. Un visionario capace di tracciare una strada dove una strada ancora non c’era. Matteo ha dato vita ad una scena, scoprendo e producendo con la sua creatura, Garrincha Dischi, alcune tra le band seminali per la scena indipendente italiana. Matteo ha saputo immaginare e creare un nuovo mondo musicale: libero ‘perché, anche se gli altri non ci volevano, noi eravamo convinti che la nostra musica potesse arrivare a tante persone’. Sapeva vedere la bellezza nei difetti e confezionava, a mano e con amore, le canzoni dalla demo (‘che e’ sempre meglio!’) alla copertina. Matteo ha sempre amato unire le persone, per questo Garrincha rimane una festa”. 

 

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