“Mi copiò una canzone”, Albano e l’accusa a Michael Jackson: finirono in tribunale

La denuncia di Al Bano fu molto discussa e diede il via a un processo giudiziario durato diversi anni. Alla fine, la verità venne alla luce.

Trent’anni fa, un’inaspettata accusa di plagio ha riecheggiato nell’industria musicale. La controversia ha coinvolto il cantante italiano Al Bano e il Re del Pop internazionale, Michael Jackson. Entrambi i cantanti si trovavano in momenti molto fortunati della propria carriera: Albano aveva appena pubblicato uno dei suoi album di maggior successo, “Libertà!”, insieme a sua moglie e compagna di palcoscenico, Romina Power. Micheal Jackson si trovava invece nella sua “Dangerous” era, che sarebbe poi diventata tra le più iconiche dell’artista.

Le accuse di plagio si susseguono una dopo l’altra nel mondo della musica, fino ancora ai giorni nostri. Il caso che vide coinvolti Albano e Micheal Jackson ebbe una discreta copertura mediatica nei quotidiani nazionali e internazionali perché era abbastanza curioso pensare che il cantante più famoso del mondo potesse aver plagiato la canzone di un cantante come Albano.

“Non ho mai rubato nulla”: Micheal Jackson in tribunale a Roma per difendersi dalle accuse

Tutto ha preso avvio nel 1991 quando Jari, figlio di Al Bano e Romina Power, ha notato somiglianze tra una canzone dell’album “Dangerous” di Jackson e una canzone dei suoi genitori. La canzone in questione di Jackson, “Will You Be There“, pareva assomigliare stranamente a “I Cigni di Balaka“, registrata da Al Bano e Romina nel 1987. Nonostante la fama del duo italiano, la loro canzone non era conosciuta al di fuori dell’Italia.

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La denuncia di Al Bano portò al bando della canzone di Micheal Jackson per tre anni dal mercato italiano (Foto Ansa) – velvetmusic.it

Al Bano ha rapidamente presentato un’azione legale, affermando che il brano di Jackson era una copia. Ha dichiarato: “Voglio dire in anticipo che ho sempre considerato Michael Jackson un genio. Penso che uno dei suoi collaboratori gli abbia passato la mia melodia“. Al Bano decise quindi di chiedere un risarcimento di 14 miliardi di dollari (oltre 7 milioni di euro all’epoca).

Nel 1994, in seguito all’azione legale intentata da Al Bano, un tribunale romano ha ordinato il ritiro di “Will You Be There” dal mercato italiano. Il 4 febbraio 1997, Michael Jackson, accompagnato da 15 dei suoi avvocati, entrò nell’aula di tribunale di Roma per rispondere alle domande dei magistrati. Si scusò anche per non aver potuto partecipare ai precedenti incontri di persona.

Non ho mai preso o rubato nulla. L’accusa del Maestro Al Bano contro di me è completamente falsa. Non avevo mai sentito la canzone del Maestro Al Bano prima, né l’avevo mai incontrato da nessuna parte. Giuro che queste accuse sono completamente infondate“, ha detto il cantante.

Successivamente, un tribunale milanese ha dichiarato che nessuno dei brani era originale, condannando Al Bano a pagare le spese legali.

Nel mezzo del procedimento, infatti, una rivelazione inaspettata ha messo in discussione sia le tesi dell’accusa di Al Bano che della difesa di Micheal Jackson. L’avvocato di Jackson rivelò che c’era una somiglianza di melodia non solo con la canzone di Al Bano, ma anche con “Bless You for Being an Angel“, una canzone del 1939 non coperta da copyright. La realtà, quindi, è che probabilmente i due artisti hanno preso ispirazione dalla stessa canzone.

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