The Dictators, è morto il loro chitarrista Scott Kempner

La storica rockband dei The Dictators annuncia la scomparsa di uno dei suoi membri più rappresentativi, il chitarrista Scott Kempner

Era soprannominato Top Ten, perché il primo album che scrisse finì direttamente nella Top Ten americana. E l’unico a giurare che questo sarebbe accaduto – molte settimane prima della pubblicazione del disco – era proprio lui.

Scott Kempner, fondatore dei The Dictators
Scott Kempner, fondatore dei The Dictators – Credits The Dictators Press Room (VelvetMusic.it)

Scott ‘Top Ten’ Kempner, chitarrista, autore e co-fondatore dei The Dictators, uno dei primi gruppi punk rock, un vero pioniere, è scomparso ieri in una casa di cura nel Connecticut. Aveva 69 anni.

Chi erano The Dictators e Scott Kempner

La sua morte è stata confermata da Rich Nesin, il suo storico agente, una delle poche persone che aveva conservato un rapporto personale con lui dopo che Kempner abbandonò completamente le scene a causa di una forma precoce e molto aggressiva di Alzheimer che aveva portato il musicista a una lenta e progressiva demenza.

Una fine molto triste per un musicista che ha avuto una influenza notevole nel mondo della musica rock americana e che ha contribuito in modo decisivo alla nascita di gruppi storici, su tutti The Ramones e Blondie.

Nato e cresciuto a New York, nel Bronx, Kempner ha iniziato la sua carriera musicale non molto tempo dopo essersi diplomato alla Bronx High School of Science.

Il suo debutto è con Andy Shernoff e Ross Friedman quando aveva poco più di 15 anni.

Nascono The Dictators

I tre ragazzini hanno le idee estremamente chiare: vogliono suonare il rock and roll e scelgono uno stile speed, molto veloce e corrosivo, zeppo di doppi sensi. Scrivono e registrano il loro primo disco suonando quasi esclusivamente live, in un pulcioso studio del Bronx… “quei divani ne hanno viste di tutti i colori….” disse una volta Kempner raccontando la realizzazione di The Dictators Go Girl Crazy, pubblicato nel 1975, subito in classifica con almeno un anno di anticipo rispetto al debutto dei Ramones. La All Music Guide ha definito The Dictators ‘una delle band proto-punk più belle e influenti che abbiano mai visto la scena’.

Non è un caso che quel disco sia molto amato per tutta quella scena artistica americana che negli anni ’70 ha creato miti dello show e della comunicazione come il wrestling, gli show comedy stile Saturday Night Live, i film demenziali stile Aereo Più Pazzo del Mondo e quindi, Leslie Nielsen, John Belushi e molto altri.

Divertimento corrosivo

The Dictators erano figli di quell’America che voleva semplicemente divertirsi e che prendeva sul serio poco o nulla: “Il nostro stile non vuole comunicare niente, diciamo che se tutti in America puntano a darti una educazione noi invece puntiamo a confondere le nuove generazioni” disse sempre in quella stessa intervista Kempner.

É proprio da questa radice che nascono Ramones e Blondie e che influenzerà in modo molto sensibile anche il glam e tutto il rock anni ’80 e ’90.

Dopo il primo album la band, non facilissima da gestire sotto l’aspetto di immagine e comunicazione, venne abbandonata dalla sua etichetta (la Epic) per firmare con la Elektra. Altri due album, lo scioglimento e Kempner va per la sua strada con i Del Lords, di fatto una band a sua immagine e somiglianza della quale era l’unico vero protagonista.

I tre The Dictators con Kempner dal vivo a sinistra
I tre The Dictators con Kempner dal vivo a sinistra Credits The Dictators Press Room (VelvetMusic.it)

Frank Funaro, il batterista dei Del Lords che suonerà con lui anche in una delle reunion dei The Dictators, lo descrive con grande ammirazione: “Ci ha insegnato tutto, Scott Kempner era come il fratello maggiore che non ho mai avuto, un fratello simpatico, che ti apre a un’enciclopedia degna di rock ‘n’ roll, musica country, musica soul che ti fa divertire senza fartelo pesare”.

Instancabilmente in tour

I Del Lords hanno pubblicato sette album, tra cui Elvis Club nel 2013, che vedeva protagonista la star del doo-wop Dion DiMucci con cui Kempner creerà un’altra band molto apprezzata, i Little Kings.

Un musicista sempre in movimento, che ha girato tutto il mondo con i Del Lords, suonando molto con Little Kings e Paradise Brothers e arrivando anche nel nostro paese.

Il video di Let’s get the band back together 

Tre I suoi album solisti: Tenement Angels, Saving Grace e Live on Blueberry Hill. Quattro anni fa il grande ritorno dei The Dictators, richiamati in scena nientemeno che dai Green Day che li annoverano tra le loro maggiori influenze. Kempner e la band ricostituita con i suoi elementi originale realizza un lungo tour mondiale, pubblicano quattro singoli uno dei quali – Let’s get the band back together – molto divertente e di discreto successo. Iniziano anche a programmare un nuovo album quando l’Alzheimer non ha il sopravvento. É il 2021 e di Scott Kempner si perdono tutte le tracce fino alla notizia della sua scomparsa.

Di Kempner restano una ventina di album tra tutte le sue esperienze soliste e di band: ma soprattutto l’immagine di un musicista che ha profondamente creato il prototipo del punk americano, dissacrante, sarcastico ed estremamente corrosivo che The Ramones hanno poi interpretato per molti anni nel modo migliore.

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