Amadeus, ecco come ha cambiato il festival di Sanremo

L’edizione numero 74 del 2024, sarà la quinta e ultima diretta e condotta da Amadeus, una figura che ha profondamente cambiato il Festival di Sanremo

Se è vero che ogni conduttore porta il proprio pensiero e la propria esperienza nella gestione e nella conduzione del Festival di Sanremo, non c’è alcun dubbio che il lavoro di Amadeus sia stato di profondo rinnovamento e di rilancio non solo della competizione canora ma anche del format televisivo.

Dopo cinque edizioni Amadeus lascerà la condizione di Sanremo
Dopo cinque edizioni Amadeus lascerà la condizione di Sanremo – Credits ANSA (VelvetMusic.it)

Non c’è alcun dubbio che questa sarà l’ultima edizione di Amadeus che dopo cinque festival consecutivi e una raffica di ascolti da record ha chiesto di essere messo da parte. E da qui sarà molto interessante cercare di capire quali saranno le novità e in che modo la direzione artistica della rassegna deciderà di cambiare o di fare tesoro di questi successi.

Amadeus, un festival profondamente rinnovato

Basta dare un’occhiata alle edizioni precedenti a quelle di Amadeus. E non c’è alcun dubbio che il Festival abbia subito una trasformazione epocale sotto la sua direzione artistica. Se il Festival di Fabio Fazio (2013 e 2014) e quello di Carlo Conti (2015-2017) era stato un festival profondamente televisivo e molto tradizionale, Claudio Baglioni (2018 e 2019) aveva portato due edizioni più ritagliate sullo spazio e sul format musicale che da una parte avevano convinto ma dall’altra non avevano ottenuto un definitivo rilancio.

In un mondo che stava profondamente cambiando Amadeus ha intuito alcune cose che fino a quel momento il Festival aveva quasi completamente ignorato: i social e la musica urban.

Appoggiandosi in modo concreto anche alla gran mole di talent show esistenti il lavoro di selezione è stato veramente capillare.

Nel 2020 gli esordienti sono 19 su 32; 21 esordienti su 34 nel 2021, 13 su 25 nel 2022, ancora 14 su 28 lo scorso anno. Una percentuale di debutti quasi della metà rispetto al roster dei partecipanti che ha completamente cambiato la prospettiva con cui il grande pubblico ha cominciato a guardare alla musica giovane.

Al punto che anche quest’anno la cosiddetta categoria dei giovani e delle nuove proposte non esiste più e fa parte di un’unica grande proposta di ben trenta artisti. Il Festival non ha mai avuto trenta canzoni in gara in un’unica selezione.

Tra nuove proposte e trap

C’è stato un crescente punto di incontro tra la musica urban e il festival che a poco a poco con Amadeus ha scoperto personaggi come Achille Lauro, Mahmood, Lazza, Tananai per sdoganare generi come rap e trap che i giovanissimi ascoltano sui telefonini, dai social e che non avrebbero mai pensato di vedere su un palco paludato e tradizionale come quello del Festival.

Amadeus per la sua ultima edizione porta in gara 30 canzoni
Amadeus per la sua ultima edizione porta in gara 30 canzoni – Credits ANSA (VelvetMusic.it)

Un profondo segnale di rinnovamento che ha comportato anche un certo margine di rischio: considerando il passaggio televisivo su RAI Uno e il pubblico profondamente tradizionale del festival.

Gli incidenti di percorso ci sono stati: il bacio tra Fedez e Rosa Chemical dello scorso anno ha comportato non poco imbarazzo ai vertici RAI, già costretti a spiegarsi dopo il rap politico di Fedez sul palco della Costa Concordia.

Non meno insidiose le scelte artistiche di Achille Lauro e alcuni eccessi temperamentali. Ma alla fine il Festival si è finalmente dimostrato quello che è: lo specchio di un paese che dal punto di vista artistico e musicale sta profondamente cambiando così come dimostrano i primi posti in classifica per settimane e settimane di Tedua e Geolier, quest’anno punti di forza della rassegna, il primo come ospite e il secondo come superfavorito.

La tradizione

Amadeus è entrato a far parte del Festival di Sanremo con un approccio energico e rinnovato alla conduzione. Il suo carisma e la sua capacità di coinvolgere il pubblico hanno reso ogni edizione del Festival un’esperienza sicuramente nuova e diversa.

Il presentatore, soprattutto nel suo ruolo di direttore artistico, ha saputo amalgamare tradizione e modernità, garantendo un’esperienza di visione avvincente per gli spettatori di tutte le generazioni. Ha convinto a tornare sul palco per affiancarlo Gianni Morandi. Ma è riuscito a farsi seguire dal pubblico dei social. E soprattutto – molto più di Fabio Fazio, che sembrava avere un po’ subito la necessità di doverlo condurre – ha promosso il festival in modo globale per tutto l’anno. Con moltissimi interventi, diverse trasmissioni, creando nuovi eventi e annunciando alla spicciolata partecipanti e ospiti dimostrando di sapere come si crea un hype televisivo in era moderna. Cosa che chi lo ha preceduto non ha minimamente saputo fare.

Amadeus, a sinistra, insieme a Fiorello che lo affiancherà al Festival
Amadeus, a sinistra, insieme a Fiorello che lo affiancherà al Festival – Credits ANSA (VelvetMusic.it)

In tutto questo, senza dimenticare le radici. Amadeus infatti ha istituito spazi che andassero a restaurare la storia del festival. La serata delle cover ha avuto uno spazio rilevante che è diventato momento di espressione per gli artisti con alcune contaminazioni davvero efficaci. E molti sono i cantanti che sono sorprendentemente tornati a Sanremo dopo anni.

Lo scorso anno i Cugini di Campagna, un pezzo di storia del nostro paese, che debuttano all’Ariston a 70 anni. Anna Oxa che torna all’Ariston dopo 12 anni di assenza; Giorgia addirittura dopo 22. Per non parlare negli anni precedenti di Massimo Ranieri (ultima presenza nel 1997), Orietta Berti (1992) e Rita Pavone (1972)

Fiorello, la spalla ideale

Tralasciando il solito concetto di valletta, parlante o meno, Amadeus ha trovato una spalla ideale in Fiorello, qualcosa di più di un semplice co-conduttore. Inutile evidenziare quanto i due siano amici e siano legati prendendosi libertà che difficilmente sarebbero state concesse ad altri su un palco così formale.

La scelta di portare ogni sera una donna offrendole uno spazio di espressione che poteva essere musicale, teatrale o di semplice dialogo con il pubblico, è stata apprezzata. Con qualche alto e basso.

Lo scorso anno il monologo di Chiara Francini è stato uno dei momenti più belli e intensi del festival degli ultimi anni. Molto divertente l’irruzione di Drusilla Foer (Gianluca Gori) nel 2022. Anche se la lettera indirizzata a se stessa letta da Chiara Ferragni non è piaciuta altrettanto, così come per la verità la presenza di Zlatan Ibrahimovic nel 2020 ha destato qualche perplessità.

L’impronta di Amadeus dopo cinque anni in crescendo, in attesa dei riscontri di quella che sarà la sua ultima edizione al timone del Festival, sarà sicuramente significativa anche per gli anni a venire e non facile da ricalcare.

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